L'Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato ieri i dati definitivi sull'inflazione italiana nel mese di marzo 2026: l'indice dei prezzi al consumo si è attestato al +2,1% su base annua, in calo rispetto al 2,8% di febbraio e al 3,4% del gennaio. È il quarto mese consecutivo di discesa, e per la prima volta dal 2021 l'inflazione italiana si avvicina all'obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea.

Il rallentamento è trainato principalmente dalla componente energetica, scesa del 4,3% su base annua grazie alla normalizzazione dei prezzi del gas e del petrolio sui mercati internazionali. Anche i beni alimentari non lavorati hanno registrato una flessione significativa: frutta e verdura costano in media il 6,2% in meno rispetto a marzo 2025. Tengono invece i servizi, soprattutto quelli legati al trasporto aereo e all'ospitalità turistica, cresciuti del 5,1%.

Per le famiglie italiane, la notizia si traduce in un modesto ma percepibile recupero del potere d'acquisto. Secondo le stime di Confcommercio, una famiglia media con due figli risparmierà circa 380 euro all'anno rispetto al picco inflazionistico del 2023. Non è la fine delle difficoltà economiche per i ceti medio-bassi, ma è un segnale di inversione di tendenza atteso da lungo tempo.