Il Parlamento ha approvato. I comunicati stampa sono stati scritti. I ministri hanno tenuto le loro conferenze. Ma la vera storia della riforma sanitaria nazionale non si scriverà a Montecitorio: si scriverà nei pronto soccorso di Reggio Calabria, nelle liste d'attesa di Palermo, negli ambulatori di periferia dove un medico di base segue tremila pazienti da solo.
Ho seguito le politiche sanitarie italiane per vent'anni. Ho visto riforme annunciate con fanfare identiche dissolversi nel silenzio burocratico delle circolari attuative. Ho visto miliardi stanziati su carta che non hanno mai raggiunto un letto d'ospedale. Ho visto il personale sanitario del Sud emigrare al Nord — o all'estero — perché lo Stato non riusciva a trattenerli con condizioni contrattuali dignitose.
Quindi quando dico che questa riforma rappresenta un punto di svolta, lo dico con la consapevolezza di chi sa quanto pesi questa espressione. I contenuti del provvedimento sono, nella loro sostanza, corretti: le Case della Comunità rispondono a un bisogno reale, il fascicolo sanitario elettronico interoperabile è atteso da quindici anni, gli aumenti contrattuali per il personale erano non più rinviabili. La direzione è giusta.
"Ma la direzione giusta è condizione necessaria, non sufficiente. Serve la volontà politica di fare fino in fondo ciò che si è promesso."Prof.ssa Maria Grazia Turchi
Il rischio che intravedo è quello che chiamo il "paradosso dell'ultima mile": siamo bravi a costruire autostrade normative, pessimi a far arrivare le risorse all'ultimo chilometro — cioè al paziente. I decreti attuativi sono novanta. Novanta. Ognuno di essi è un potenziale collo di bottiglia, un'occasione per rinviare, per annacquare, per sottrarre risorse in favore di qualche altra priorità politica contingente.
La mia speranza è che questa volta il monitoraggio sia reale e indipendente. Che le opposizioni esercitino il loro ruolo di controllo con la stessa energia con cui si sono battute sugli emendamenti. Che i cittadini — soprattutto quelli del Sud che hanno più da guadagnare — si ricordino di questa legge quando voteranno tra quattro anni. La responsabilità politica, alla fine, è l'unico meccanismo che funziona davvero.
